Ristori: perché sono sbagliati e non aiuteranno, veramente, le piccole attività in crisi!

Ristori: perché sono sbagliati e non aiuteranno, veramente, le piccole attività in crisi!

Chi mi conosce sa che non amo polemizzare o lamentarmi. Non l’ho mai fatto una sola volta in vita mia. Ma una riflessione, sui tanto sbandierati “ristori” del nuovo Governo Draghi, vorrei farla.

Allarmato dai tanti amici imprenditori che si lamentavano di non rientrare nel Decreto, ho preso il telefono in mano e chiamato quattro amiche sindacaliste che lavorano in altrettante sigle associative diverse. Vicine alla sinistra o simpatizzanti della destra.

Da tutte loro la solita risposta: il “Decreto Ristori” è una vera presa in giro. Lascia fuori una marea di settori produttivi. 

E non lo dicono solo loro. Lo affermano tutti, in Italia. Gli unici che ancora non l’hanno capito, purtroppo, Governano questo paese.

Il “Decreto Ristori” offre un contributo a fondo perduto a tutte quelle attività imprenditoriali che hanno subito perdite, rispetto al 2019, di almeno il 30%.

Già qui, c’è un argomento di riflessione: e tutti gli altri?

Che cosa facciamo, creiamo attività di serie A e di B? Tu hai perso più del 30% sei di serie A, tu hai perso meno, sei di serie B!

Ci sono attività, penso, per esempio, a chi fa formazione come me in giro per l’Italia o a chi ha una palestra, che sono bloccate da un anno e un mese. Se queste imprese avessero perso solamente il 27,89%? Solo per fare un esempio? Non avrebbero diritto a nulla.

Conosco personalmente un commerciante che ha perso il 29,94% del suo volume di vendita. Gli daranno qualcosa? Glielo auguro con tutto il cuore, ma temo che la burocrazia italiana lo deluderà ancora una volta.

Una beffa, per molti imprenditori e partite iva.

Altro elemento di riflessione: perché non prendere in considerazione il fatturato reale dell’attività?

Un’impresa potrebbe aver fatturato 100 mila euro e aver perso il 30%. In questo caso, giustamente, godrebbe dei ristori. Ma se avesse fatturato solamente 10, 12 o anche 15 mila euro e l’anno prima, paradossalmente, avesse fatto peggio.

  • Game over: non avrebbe diritto a nulla!

Se una piccola attività ha fatturato 8/9 mila euro nel 2019 e 11 mila nel 2020 è da considerarsi ricca e fuori dalla crisi economica?

Anche lei è stata tenuta “ferma” per oltre un anno, ma per Decreto non ha diritto ai ristori. E se avesse potuto lavorare? Forse, e pongo l’accento sul forse, il suo fatturato sarebbe potuto essere il doppio.

Per lo Stato Italiano questi imprenditori, artigiani, commercianti, liberi professionisti sono benestanti e non hanno bisogno di aiuto?  Penso proprio di no.

  • Hanno solo colpa di non essere rimasti sul divano di casa con le mani in mano, a prendere, passivamente, qualche reddito di sussistenza. 
  • Hanno solo la colpa di essersi rimboccati le maniche e dati da fare. Cercando di migliorare la loro situazione economica.

Conosco il mondo delle partite iva. 

Io stesso sono un libero professionista: non esiste un imprenditore che aspetti passivamente gli aiuti dello Stato. 

Chi fa impresa si rimbocca le maniche e si da fare, cercando di migliorare la sua situazione.

Per lo Stato Italiano questa è una colpa, perché avrebbero dovuto “perdere” per Decreto, almeno il 30% del loro fatturato.

Negli Stati Uniti, in Inghilterra ed anche in Germania, i contributi sono arrivati nei conti correnti degli imprenditori senza guardare a quanto hanno perso o no. “Vi abbiamo tenuti chiusi, meritate un risarcimento” è stata la loro linea guida.

  • Mi sia permessa una cattiveria: in Italia è tutelato solamente chi lavora nel pubblico impiego

E chi produce veramente ricchezza o crea lavoro? Non hanno diritti. Una partita iva in difficoltà non ha tutele o paracaduti sociali.

L’ultima considerazione la faccio guardando in “casa” mia.

Il Comune di Carrara (dove abito) ha fatto un bando per dare dei contributi a fondo perduto a favore delle microimprese danneggiate dal Covid-19. Peccato che la soglia d’ingresso, in questo caso, sia addirittura del 50%!

Come si evince dal bando online sul sito del Comune di Carrara, per avere diritto al sostegno economico bisogna avere una perdita di fatturato del 50%!  

  • Una soglia ancora più alta di quella dei “Ristori Governativi”.

Auspico di essere smentito da qualche voce autorevole della componente governativa di Carrara, ma temo che le domande arrivate siano molto poche. Voci di corridoio in Consiglio Comunale parlano di sole sessantaquattro aziende che hanno fatto richiesta.

Penso che nel territorio comunale ci siano ben oltre “solo” 64 aziende. Anche in questo caso, la stragrande maggioranza delle piccole attività imprenditoriali non avrà alcun beneficio.

Poiché, sono un uomo dell’agire che non si limita ad analizzare le cose ma offre soluzioni, mi sento di dare un banale consiglio all’Assessorato del Comune di Carrara preposto a tale iniziativa: 

  • prenda i soldi che non saranno spesi con quel bando e li distribuisca alle piccole realtà imprenditoriali del Comune.

Le selezioni in base al fatturato. Stabilendo, per averne diritto una soglia di fatturato critica. Considerata tale, non dalla politica, ma da un pool di economisti e commercialisti della zona.

Forse, non si possono aiutare tutte le attività di Carrara, ma certamente tale iniziativa è più equa.  

Giancarlo Fornei, componente Direttivo Fratelli d’Italia Carrara

 

Il sito del Comune di Carrara dove si trova il bando:  https://web.comune.carrara.ms.it/archivio10_notizie-e-comunicati_0_4250.html

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